Untitled.23

Questo probabilmente è un post di risposta a Jelinek. E’ da parecchio che voglio provare a scrivere il mio punto di vista su quell’argomento considerato un taboo. Ogni volta apro il suo blog,vorrei commentare ma penso che avrei troppo da dire, e quando si tratta di passare a questa pagina, rimando. Non per paura, sono le parole che si rifiutano di uscire,sono troppe, disordinate e quando escono diventano spesso fredde e brutali. Io, io che per i sentimenti non corrisposti e per il mio cuore gettato in pasto ai porci piango calde lacrime, nel momento della perdita di un affetto, almeno fino ad oggi sono rimasta impassibile. Quando alla bestiolina due post più sotto, per la quale tutta la casa si è fermata durante quella lunga giornata estenuante, è stata effettuata l’iniezione finale, nella tristezza, la rabbia per l’ingiustiza e i sensi di colpa per l’atrocità della condizione in cui era stata portata istantaneamente dal veterinario, c’era finalmente la rassegnazione e la calma per la fine della bivalente tortura.
Per non parlare della corsa notturna in ospedale, lo spalancare le porte del reparto e il vedere venirti incontro il suo letto col lenzuolo che copriva un volto con ancora la bocca spalancata esattamente durante tutto l’ultimo mese. Il mio cuore a mille e probabilmente gli occhi sbarrati, ma nient’altro. E di fronte a quel petto che fino a poche ore prima andava su e giù riesci solo a frastornare la testa chiedendoti come cazzo sia possibile, prima sì, ora no. Ricordo quella mattina e la giornata seguente come se fossi stata sotto effetto di qualche allucinogeno o psicofarmaco. Gli unici due momenti di cedimento sono avvenuti per un’estrema mancanza di rispetto nei confronti del defunto e per simpatia nei confronti di mio padre. Nemmeno di mia madre, come poteva esser più logico. E ti stupisci perchè ciò che hai provato durante la depressione è stato mille volte più devastante. E ti stupisci perchè a quel funerale vedevi delle conoscenze piangere mentre tu intrattenevi senza problemi il resto del parentado. E ti stupisci perchè ricordi che ai funerali dei nonni dei tuoi cugini o amici, questi ultimi avevano gli occhi e la pelle del viso rovinati dalle lacrime malamente celate dagli occhiali scuri. Il tuo eyeliner invece era perfetto. E ti dici "è chiaro, starò reggendo il colpo ma cederò dopo", dato che in fondo, di ritorno dall’ospedale ti eri promessa " devo esser io a gestire la situazione, se cedo io chi regge in piedi mia madre?", e invece non cedi. L’unica spiegazione che riesci a darti è "eravamo ormai pronti e rassegnati", oppure, Elenabowie, sei una grande stronza. Una persona che senza rendersene forse conto è riuscito a distrarmi ed essermi vicino mi disse " ti capisco, mi sono ritrovato nella stessa situazione, questo è il momento peggiore, poi ci sarà un senso di liberazione". Il tipo di liberazione che si può provare quando, dopo una lotta estenuante, finalmente puoi lasciar cadere le armi a terra, distenderti, chiudere gli occhi e respirare a fondo.Un’ altra persona con cui ho parlato, mi ha detto " è che poi non vuoi che muoia, vuoi che guarisca perchè possa esser sempre con te", mentre io mi sono resa conto che l’unica cosa che ho desiderato, anche due anni fa per me stessa era solo la fine della sofferenza. Dai tuoi post, Jelinek, si percepisce il tuo senso di perdita,ed in effetti si è portato via la quotidianità e la fisicità. Tuttavia c’è una cosa che è nata nel momento in cui vi siete visti per la prima volta, non ha fatto che crescere fino all’ultimo millesimo di secondo e non se n’è mai andata, ed è probabilmente la stessa cosa che ti sta permettendo di andare avanti: l’affetto che lui ti ha dato in tutti questi anni, nessuno potrà mai togliertelo.

Questo articolo è stato pubblicato in Uncategorized. Includi tra i preferiti il permalink.

3 risposte a Untitled.23

  1. lucedabagno scrive:

    Come sai, io ho avuto una serie di lutti abbastanza importanti.Uno in particolare è stato preceduto da una lunga e dolorosa malattia.E, sostanzialmente, "la botta" non è mai arrivata: semmai tante piccole fitte quotidiane quando vorresti condividere qualcosa con qualcuno che non tornerà più.Non sono mai riuscita a piangere altro che l'effetto che quelle persone avevano su di me.Mio padre mi ha riempito di rabbia, e di voglia di andare avanti: mia madre mi ha fatto sentire una bella persona, perché era quello che ero ai suoi occhi.Io credo che la morte non la riusciamo a capire: sappiamo solo che è una cosa che comincia e non finisce. Forse siamo addirittura biologicamente concepiti per prenderla "alla leggera", per non morire a nostra volta.La morte non tornerà ogni tanto su Facebook con foto di un nuovo amore,  o sbattendoti in faccia un tuo fallimento.Non è una situazione reversibile, o che potrebbe essere tale.La morte è al di sopra di noi, e non ci possiamo fare nulla.Sarà cinico, ma non credo che una morte mi abbia mai coinvolto in prima persona.Ho sofferto terribilmente per le circostanze, questo sì, e sento da morire la mancanza.Però ho sempre avuto la percezione che il corpo morto davanti a me fosse altro da mia madre, per dire.Come se il suo spirito si fosse dissolto.La morte porta calma, almeno le morti che ho vissuto in prima persona.Sono stronza? Forse.Ma ti capisco, e capisco anche il dolore di Jel.Caspita se lo capisco.

  2. Elenabowie scrive:

    luce, hai espresso quello che intendevo dire in maniera molto più chiara.

    ho avuto anch'io la stessa sensazione di fronte a quel corpo, mi sembrava uno di quei manichini che usano nei film e che lei ora sia come se abitasse in america, non credo in un aldilà, credo piuttosto si tratti dell'effetto del ricordo.

    Credo porti calma e che soprattutto la ferita si cicatrizzi più facilmente quando sei cosciente che l'affetto che hai perso ha compiuto tutto il suo percorso e che vi siete dati a vicenda tutto quello che potevate. Quando ti viene strappato anticipatamente invece probabilmente è tutt'altra questione.

  3. Jelinek scrive:

    Grazie Elena.Grazie.Le tue parole le rileggerò ancora un po' di volte.Io intanto continuo a perdermi nelle mie.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s